lunedì 29 settembre 2008

Greenpeace a «Porte di Pietra». Una corsa per salvare il clima!


Domenica 28 settembre i volontari di Greenpeace saranno presenti alla seconda edizione della gara «Porte di Pietra» – fra le prove più prestigiose ed estreme del circuito internazionale della specialità «trail running» – per sensibilizzare sulla gravità dei cambiamenti climatici in atto. «Quella che deve affrontare l’umanità è ormai una corsa contro il tempo e ci sembra simbolico parlare di cambiamenti climatici attraverso una corsa vera e propria» afferma Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace.
La scienza avverte che per evitare di entrare in una crisi climatica irreversibile occorre contenere l’aumento della temperatura terrestre al di sotto di +2°C, e già oggi l’aumento osservato è pari +0,76°C. L’obiettivo è fermare la crescita delle emissioni mondiali di gas serra entro il 2015, e occorre quindi ridurre drasticamente, da subito, l’uso di combustibili fossili, primo il carbone.
La gara «Porte di Pietra» partirà da Cantalupo Ligure, in Val Borbera al confine con la Liguria, attorno alle quattro del mattino. Gli oltre 300 atleti – tra cui anche il testimonial di Greenpeace Francesco Galanzino – copriranno circa 70 chilometri in regime di autosufficienza alimentare, per un dislivello di oltre 4.000 metri e circa 10 ore di percorrenza. Cinque i punti di ristoro in cui sarà distribuita solo acqua.
La decisione di appoggiare quest’iniziativa in Liguria non è casuale, visto che la regione è uno dei maggiori poli di utilizzo del carbone in Italia, con ben tre impianti sul suo territorio. Le centrali a carbone di La Spezia, Genova e Vado Ligure hanno prodotto oltre 9 milioni di tonnellate di CO2 nel 2007, pari a quanto emesso dagli interi settori di carta, vetro e ceramica in Italia nello stesso anno.
Occorre ricordare, inoltre, che circa il 45% dell’energia prodotta in Liguria viene esportato.
Greenpeace ritiene scandaloso che nel centro di Genova sia ancora funzionante una centrale a carbone del 1921. Impianti obsoleti come quello della Lanterna dovrebbero essere chiusi al più presto, ed è impensabile aspettare fino al 2020. È possibile invece sostituire la potenza della Lanterna con fonti pulite come eolico e solare: la Liguria è un anfiteatro naturale esposto a sud, ideale per lo sviluppo del fotovoltaico. «La Regione Liguria sta prendendo giuste decisioni verso una ‘rivoluzione energetica pulita’, come nel caso del progetto eolico nel porto di Genova o l’apertura di un polo per il solare fotovoltaico a Ferrania. Occorre proseguire in questa direzione» afferma Tedesco. Questa strategia aiuterà l’Italia a perseguire l’obiettivo di riduzione dei gas serra e di sviluppo delle rinnovabili, così come richiedono gli obiettivi vincolanti imposti dalla normativa europea.

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