Intervista a Franco Battaglia/ I limiti delle energie rinnovabili e il nucleare come fonte alternativadi Alfonso Maria Fimiani
Franco Battaglia, docente di Chimica dell’Ambiente presso l’Università di Modena, dopo la laurea si è specializzato negli Stati Uniti dove ha svolto una lunga attività di ricerca in prestigiose Università, tra cui la Columbia University di New York. Una vita dedicata alla ricerca, per rendersi conto che l’unica versa alternativa seria ai combustibili fossili è il ricorso alla potenza dell’atomo. Battaglia è un convinto assertore della necessità di utilizzare il nucleare quale unica fonte di energia pulita e ritiene illusoria la capacità delle rinnovabili di garantire l’energia sufficiente per far fronte alle necessità dei paesi industrializzati. Inoltre contesta con vigore l’utilità del protocollo di Kyoto. Queste posizioni gli hanno mosso non poche critiche dal mondo ambientalista e della scienza stessa, che non condividono le sue tesi, facendogli guadagnare appellativi come “il re dei negazionisti”. Abbiamo voluto incontrarlo per cercare di capire i motivi delle sue ferme convinzioni.
Come ospite di Fareambiente al Convegno dell’8 novembre 2007 “20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare: quali fonti energetiche per l’Italia” affermò energicamente che il nucleare è l’unica vera alternativa a petrolio e carbone.
La parola importante nell’ambito del fabbisogno energetico dell’umanità non è la parola “energia” ma la parola “potenza”; cioè quantità di energia trasferita nell’unità di tempo, inoltre, l’energia deve essere trasferita quando vogliamo noi. Orbene, per muovere una lavatrice, un’automobile, un eurostar, c’è bisogno, rispettivamente, di 2.000 W, 100.000 W e 8 milioni di W. L’insolazione è – mediata sulle 24 ore e sulle 4 stagioni – di 200 W/mq. Inoltre, il sole non brilla tra il tramonto e l’alba, né il vento soffia sempre. Infine, il vento non ci avvisa in anticipo quando decide di mettersi a soffiare o di smettere di farlo. Insomma, l’energia dal sole o dal vento è diluita nel tempo, nello spazio, intermittente e inaffidabile. Un’energia che ha una sola di queste caratteristiche è inservibile all’umanità: il sole e il vento le hanno tutte e quattro. Né alcuna ricerca o avanzamento tecnologico potranno mai far brillare il sole o soffiar i venti diversamente da così. Dobbiamo quindi servirci di fonti che eroghino energia con la desiderata concentrazione (potenza) e nei momenti desiderati; per ora, le uniche fonti che consentono ciò sono le fonti fossili (petrolio, carbone e gas) o quelle che usano la fissione nucleare. Magari, in futuro, ci sarà la fusione o qualche altra cosa. Ma mai il sole o il vento. Mai.
Quali limiti attribuisce al Protocollo di Kyoto: è ancora attuale o necessita di essere rivisitato?
Il Protocollo di Kyoto non andava neanche sottoscritto. Purtroppo alla fine della legislatura che si chiuse nel 2001, il governo di Giuliano Amato vincolò l’Italia a sottoscriverlo. Il Protocollo di Kyoto è totalmente inutile ai fini della presunta necessità di abbassare le temperature del pianeta: esso prevede di immettere 19.5 Gt di Co2 anziché 20 in un’atmosfera che ne contiene 10.000. I costi economici (cioè di nostro benessere) per realizzarlo sono enormi e, se si realizzasse, si perderebbero milioni di posti di lavoro. Non a caso, il mondo non solo non ha ridotto le emissioni, ma le ha aumentate.
L’ipotesi del ritorno al nucleare costituisce una mera necessità economica o una scelta alternativa ai combustibili fossili?
E’ una necessità e basta: senza disponibilità di energia dell’adeguata potenza, ci attendono fame, malattie e miseria. Il tempo medio di costruzione dei 53 reattori giapponesi fu poco più di 3 anni (Caorso fu avviato in meno di 4 anni). A parità di energia erogata in un anno, un turbogas tipico costa 1 miliardo, un impianto a carbone 2 miliardi un reattore nucleare 4 miliardi, un parco eolico 8 miliardi e un parco fotovoltaico 80 miliardi. I reattori in costruzione nel mondo sono della terza generazione e sono quanto di più avanzato disponiamo. La quarta generazione è un programma di ricerca che darà i suoi frutti (forse) fra 20 anni.
Cosa risponde a chi afferma che la costruzione delle centrali nucleari non è la soluzione perché l’uranio è destinato ad esaurirsi entro pochi decenni?
L’uranio è destinato a esaurirsi in pochi decenni (pare 70 anni) è l’u-235 (isotopo fissile dell’uranio) delle miniere oggi note. Ma di u-238 (isotopo non fissile, ma fertile, cioè che si trasforma in Pu-239, fissile) ce n’è 100 volte di più e di Th-232 (Torio, anch’esso fertile, che si trasforma in u-233, fissile) ce n’è 3 volte di più di u-238. Come vede, se il nucleare ha un problema, esso non è quello del combustibile: ce ne sarebbe per decine di migliaia di anni.
Cosa pensa della proposta di Alfonso Pecoraro Scanio di puntare sul “Progetto Archimede” di Carlo Rubbia?
Qual è ad oggi l’apporto energetico del fotovoltaico in Italia e nel Mondo?Il progetto Archimede sarà un fallimento: dopo che l’impianto avrà erogato il suo primo Kwh e ci si chiederà se replicarlo, la risposta sarà: no. Il fotovoltaico nel mondo incide per lo 0.0001%. In Italia incideva per lo 0.0002% fino a 5 anni fa; oggi incide per lo 0.0001%.Il Ministro Claudio Scajola ha promesso che entro la fine di questa legislatura verrà posta la prima pietra per la costruzione delle centrali nucleari. Intanto Walter Veltroni riapre alla Sinistra Radicale ed ai Verdi. Non si rischia, per l’ennesima volta, di lavorare cinque anni per avviare opere che potrebbero essere smantellate in cinque minuti?Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. L’informazione deve fare la propria parte. La gente deve sapere che il programma di Pierluigi Bersani di smantellamento accelerato di Caorso (purtroppo avviato nel 1999) è costato all’Italia 10 volte di più di quanto sarebbe costato riavviare quella centrale.
lunedì 14 luglio 2008
Intervista a Franco Battaglia/ I limiti delle energie rinnovabili e il nucleare come fonte alternativa
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